Carrera è un marchio storico, conosciuto in tutto il mondo per la qualità e l’innovazione che da sempre hanno accompagnato la produzione industriale di questa realtà, nata a metà degli anni Sessanta nel Veronese. A questa incredibile avventura, che continua ancora oggi, ha preso parte Tito Tacchella, uno dei nomi della famiglia Tacchella, protagonista di un progetto cresciuto tra le mura domestiche ed esploso nel giro di pochi anni. Le intuizioni e le conoscenze tecnologiche e dell’intero processo produttivo del fratello Imerio hanno dato slancio a un’impresa su cui molti dubitavano, visto che all’epoca erano presenti tante piccola realtà nel campo del tessile, ciascuna con una mole di lavoro modesta.
La grande sfida della famiglia è stata portare da subito il marchio Carrera a una dimensione industriale, investendo e rischiando. Negli anni Ottanta, l’epoca d’oro del jeans Carrera, “il nostro jeans era povero, cioè, costava poco, perché l’azienda era tecnologicamente all’avanguardia e non perché qualitativamente inferiore”.
Una storia di successo, che a partire dai primi anni Novanta si è scontrata come tutti con il processo rapido della globalizzazione, un vero e proprio terremoto industriale che ha costretto a spostare la produzione nel cottonland, che ha ridotto le dimensioni e i margini di guadagno, ma non ha messo fine alla storia di un marchio che continua a innovare e a essere apprezzato da più generazioni.
Tito Tacchella è nato in Valpantena nel 1941, primo di sei fratelli. Nel 1965 ha avviato con i fratelli Imerio e Domenico l’industria di confezioni Carrera. Passato il testimone al figlio Gianluca, ha iniziato a scrivere testi che intrecciano esperienze personali e narrazione: Ad Impossibilia Nemo Tenetur (2014), diario di cinque anni di bicicletta attraverso l’Europa; Il Bello dell’Italia (2020), storia della Carrera dalla fondazione al 1993; Dove mi ha portato il cuore (2023), ispirato alla sua esperienza in Congo con il fratello Padre Eliseo, missionario comboniano; Alla ricerca del padre (2023), che conferma la sua capacità di riportare in vita storie che toccano le radici e l’identità.


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