Nata e cresciuta nella Bassa Pianura Padana, Patrizia si affaccia al mondo portando con sé un segno indelebile che avrebbe condizionato e, nel contempo, fortificato il suo essere. È l’avvio di un’esistenza vissuta tra lotte per l’indipendenza, slanci di coraggio e ostacoli da superare. Attraverso ricordi intensi di vita trascorsa in una piccola realtà di campagna, incontri segnanti e relazioni spesso complicate, l’autrice conduce il lettore in un viaggio fatto di parole sincere e poesie intime. Il suo percorso di emancipazione si intreccia con i movimenti femministi degli anni Settanta e con il desiderio di affermare la propria identità, al di là di ogni limite imposto dagli altri o dalla sorte.
Ho indossato maschere, tranne che a Carnevale è un racconto autobiografico toccante e genuino: la testimonianza di una donna che, aprendosi al mondo con coraggio, scopre la forza di rialzarsi sempre e la bellezza di non arrendersi mai.
Ho indossato maschere, tranne che a Carnevale – Patrizia Marchi
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| Formato | eBook vers. digitale, Libro cartaceo |
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RASSEGNA STAMPA, INTERVISTE E PRESENTAZIONI
Articolo pubblicato sul quotidiano Il Resto del Carlino e una foto relativi alla presentazione di domenica 9 novembre presso il Centro Sociale di Lentigione (RE).
Presentazione presso il Centro Culturale di Poviglio – Salone Mazzieri Rosina (16 ottobre 2025)
Articolo pubblicato sulla Gazzetta di Reggio












Caterina Incerti –
iperuranio i luoghi delle storie
«Ho spesso tenuto tutto dentro di me, gli altri non dovevano saperlo, potevano prendermi per pazza. Il mio sorriso non è mai scomparso dalla mia bocca, ma nessuno sapeva cosa si agitasse dentro di me. La mia maschera costruita in anni di lavoro funzionava.»
Ho indossato maschere tranne che a Carnevale è un romanzo autobiografico della esordiente Patrizia Marchi, docente nata e cresciuta nella Bassa Pianura Padana. Un libro crudo, una resa dei conti implacabile del passato dell’autrice, ma anche un risveglio del suo essere donna e un ricongiungersi con il suo Io più profondo, seppellito per anni da doveri e responsabilità.
Un’autobiografia dalla cifra stilistica poco romanzata, in cui l’Io narrante si discosta dalle proposte editoriali, dove in genere lo scrittore gioca con l’autofiction creando specchiature con il personaggio principale. Patrizia si descrive e narra la sua vita, privandosi di sovrastrutture e maschere. L’autrice per la prima volta si denuda non entrando in spirali di sentimentalismi, ma affrontando le vicissitudini gioiose e gravose che ha vissuto, con tanta pragmaticità, facendo emergere dalla narrazione l’emotività con una prosa diretta e colloquiale.
La sensazione che si prova durante la lettura è quella di una sorta di apertura tipica di quando si incontra uno sconosciuto, in cui la mancanza di intimità, che potrebbe esserci con un amico, non è un freno inibitore per una confidenza. Il lettore è il confidente su una panchina a un parco che ascolta Patrizia, narratrice sincera della sua vita.
L’autrice scompone il testo alternando la trama ai suoi testi poetici,
Striscia silente la paura
fin nelle viscere,
le attorciglia,
poi sale
fino alla gola,
la stringe.
ma inserisce anche capitoli “sogno” che, con nebulosità, manifestano un Io ancora più profondo. Interessante leggere la versatilità delle due prose: se nello svolgimento della trama la prosa è controllata, nelle parti relative ai sogni diventa sicuramente più morbida e lirica.
Nata con una paresi infantile a un braccio, l’autrice lotta per tutta la vita, dalla emancipazione, allo studio, all’indipendenza economica, alle difficoltà della relazione con il marito, alla responsabilità di crescere due figli gemelli senza aiuti, fino a preservare a ogni costo la loro serenità anche a danno della sua.
«Ero solo sensibile, sentivo il dolore degli altri e, tante volte, me ne appropriavo. Ma questa non è l’unica causa della malattia, che è molto subdola e complessa.»
La vita in un piccolo paese di campagna è la cornice di questo romanzo genuino, in cui l’amore per i propri genitori, Marco e i figli, prevale su tutto, ma è anche una gemma di rinascita per Patrizia, che togliendosi finalmente anche l’ultima maschera ritrova se stessa, nel grandissimo potere delle parole.