In questi racconti di vita vissuta tra Piemonte e Liguria, personaggi come Arsenio Ruspìn, Canìsu e Fratìn si muovono in contesti che riflettono le loro epoche e i loro ambienti. Le loro storie, intrise di nostalgia e bellezza, rivelano pulsioni profonde e speranze soffocate. In Tùmas, si evoca un passato difficile ma luminoso, mentre in Rabàtt si esprime la tristezza disperata per la perdita dei propri amati vitigni. Càrola mette invece in luce l’altruismo in situazioni critiche e in Barona la protagonista insegna al suo aiutante Romolo qualcosa di molto più prezioso di un lavoro.
Ogni racconto si fa portavoce di un messaggio profondo: il rispetto per la vita e le relazioni umane, celato tra le risate e le goliardie della quotidianità.
Luigi Spiota vive a Varazze (SV) dal 1975.
È nato ad Alessandria il 7 gennaio 1941, dove il tempo della guerra e del dopoguerra ha dominato, per non dire schiacciato, la sua infanzia e la sua adolescenza. Nel 1960, diplomato perito industriale, trova impiego presso la ditta Olivetti di Ivrea, dove scorge l’ideale ambiente lavorativo dove formare la sua professionalità. Il passaggio alla Shell Italiana SpA di Genova nel 1965 e successivamente alla Italiana Petroli SpA, ancora a Genova nel 1974, è improntato a proseguire nell’impegno nella professione, fino all’età della pensione. Alleggerito della responsabilità del lavoro, trova il giusto orizzonte per riscoprire l’amore per la scrittura, passione giovanile mai potuta praticare ma che considera la sua vocazione naturale. Per lo stesso editore ha pubblicato: La neviera delle Faje (2023), Villa ombrosa (2024), Il nicciu del ponte dei Ratti (2025).


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