“Il primo nutrimento velenoso è quello che potrebbe darti tua madre. Tutto comincia sempre da lì”, è così che Angela racconta la sua storia, narrando cosa succede quando quel latte materno, che dovrebbe nutrirti, proteggerti e darti la vita, si rivela invece ambiguità, assenza e solitudine… Si cerca un surrogato, un abbraccio artificiale, qualcosa che possa sopperire per farti sentire, anche solo per un istante, amata e al sicuro. Per Angela, quel vuoto iniziale è diventato presto un richiamo potente e distorto, cercato a soli tredici anni nelle braccia dell’eroina. In questo memoir coraggioso e senza filtri, nato da oltre sessanta diari scritti nel corso di una vita, ci conduce dentro trent’anni di dipendenza, tra notti passate a urlare la propria rabbia, la convivenza con l’epatite C, un matrimonio fallito per l’incapacità di amare in maniera sana e la costante, dolorosa certezza di non essere mai esistita per chi l’aveva messa al mondo.
Ma Il latte velenoso non è solo il racconto del baratro. È, soprattutto, il diario di una straordinaria metamorfosi: la transizione di una donna, poi anch’essa madre, che, nonostante i propri demoni, ha protetto sua figlia; il ritratto di una donna che, con la voce ferma e consapevole della maturità, riapre il baule dei ricordi non per cercare colpevoli, ma per ricomporre la propria identità. Una testimonianza cruda e lucida sul senso di colpa, sulla fatica della ricostruzione e sulla pace che arriva solo quando si impara a perdonare. Una mappa preziosa per chiunque si sia perso e stia cercando la strada per tornare a dire: “Ce l’ho fatta. Sono viva, sono intera e il futuro è una pagina ancora da scrivere”.
Classe 1966, Angela Becagli lascia trent’anni fa il mondo della ristorazione per dedicarsi al sociale come OSS. Da allora assiste persone della terza età, scoprendo nel profondo il valore della condivisione. Questo è il suo libro d’esordio.


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